Dott.ssa Sara Bonacini - Diete e piani alimentari personalizzati, consulenza nutrizionale

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Riflessioni su società, alimentazione e condizionamenti

E’ difficile parlare di consapevolezza alimentare quando, come ogni estate, iniziano i tormentoni sulla prova costume: servizi televisivi sulla dieta last minute del momento, account Instagram che ti assicurano di spiegarti i segreti per perdere peso se solo scrivi ok nei commenti, riviste che promettono – 7 kg in 7 giorni come il celebre film con Pozzetto e Verdone. Tutti i media mainstream sembrano coalizzati nel far passare il messaggio che è cosa buona e giusta pensare alla linea-e alla salute- nell’ultimo mese che ci separa dalle ferie estive. Quello che può sembrare un messaggio leggero e di poco conto nasconde in realtà un significato agghiacciante: deresponsabilizzare le persone nelle scelte quotidiane (quello che mangiano e quanto si muovono nei restanti 11 mesi dell’anno) e incentivare pratiche assurde finalizzate all’apparire per quel singolo mese. Al di là dell’aspetto psico emotivo per cui si trasmette il messaggio che è giusto prendersi cura di sé solo in funzione del giudizio altrui (e per me è già questo deplorevole) risulta chiaro come emerge forte l’intento della società nel volerci sempre più malati. Come potrò in 2, 3 settimane o un mese apprendere nuove abitudini fondamentali per poi mantenerli quei risultati eventualmente raggiunti?
Quante possibilità avrà una dieta drastica di riuscire nell’intento? Molto poche, con il forte rischio che la frustrazione mi porti ad essere ancora più grasso e/o malato. Ma si sa, nell’era del tutto e subito, fare le cose prendendosi il giusto tempo,  non vende. Il problema è che non ci sono altre opzioni: anche se siamo multitasking e la tecnologia ci permette di essere sempre connessi e sovraesposti a mille stimoli, la fisiologia umana è sempre quella di centinaia e migliaia di anni fa. Per perdere grasso, quindi ridurre i vari fattori di rischio per patologie e migliorare esteticamente, serve tempo. Parecchio tempo. Per questo ancora mi sorprendo quando alcuni pazienti mi chiedono se riusciranno a perdere ALMENO 5 kg al mese. Questo in parte deriva dall’ignorare determinati meccanismi fisiologici ma è soprattutto una convinzione creata dai media che pesano in kg persi l’efficacia di un piano alimentare,  promuovendo l’idea che più in fretta si fa, meglio è. Quando in realtà è esattamente l’opposto. Ma si sa, nessuno ci vuole sani e consapevoli: individui che non utilizzano farmaci, mangiano bene, fanno movimento e cercano risposte ai propri interrogativi non sono assolutamente clienti ideali del grande marketing che sta dietro a Food e Big Pharma. Per questo il cibo e come una società si pone nei confronti di esso, è molto più che ingrassare e dimagrire, è lo specchio della società stessa. Pubblicità di prodotti di pessima qualità infiocchettati e venduti come “pausa dallo stress quotidiano” o “momento di intenso piacere” dovrebbero farci riflettere sul come migliorare una vita così carica di stress e  carente di piacere, piuttosto che farci correre a comprare il prodotto in questione! Lo stesso meccanismo si riflette nell’abitudine dello “sgarro del weekend”, cosa veramente assurda per me. Già sgarro è un termine che non mi piace perché evoca il senso di colpa nell’aver trasgredito a una regola, mentre una alimentazione sostenibile non dovrebbe essere un rigido binario ma piuttosto un percorso flessibile. Inoltre è imbarazzante la contraddizione in termini del concetto: sgarro perché voglio sentirmi libera (da una dieta troppo rigida) ma quello che ottengono è la schiavitù del vivere aspettando il prossimo sgarro! Questa è vera schiavitù, autoimposta, e sarebbe veramente semplice uscirne se, passo passo, siamo disposti a rivedere buona parte delle convinzioni che abbiamo sul cibo. Sul bellissimo libro “Droghe Legali. Verso una nuova consapevolezza alimentare”,  la dott.ssa Carla Sale Musio approfondisce un tema molto caldo ossia la dipendenza da cibo che affligge, in vari gradi, tutti noi abitanti della parte di mondo dove il cibo abbonda. Cito testualmente: ” Da circa vent’anni anni esiste un fenomeno che viene chiamato “Food Tv”. Inizialmente i programmi di cucina si vedevano esclusivamente all’ora di pranzo, mentre negli ultimi anni sono trasmessi in qualsiasi fascia oraria, confezionati ad hoc per target di tutti i tipi: per gli adulti, i ragazzi… fino ai bambini. Sono nati così diversi canali satellitari interamente dedicati alla cucina e sui social il fenomeno si espande con le pagine che si curano di divulgare video ricette (persino YouTube rileva un’incidenza esponenziale del fenomeno). Si è fatta poca attenzione alla singolarità di questo cambiamento nell’utilizzo dei media al fine di promuovere la cultura del cibo e del cibarsi, e al fatto che nessuno di questi programmi approfondisce l’aspetto nutrizionale dei cibi, enfatizzandone esclusivamente l’aspetto ludico e sociale. Verrebbe da chiedersi se questa sia stata una reale richiesta dei consumatori (e da cosa possa essere scatenata, vista la portata del fenomeno) o se, piuttosto, sia una scelta passiva e persuasiva, di introdurre con una forza esasperata l’educazione al cibo in maniera ludica, per favorire un’industria alimentare che ha un surplus produttivo mai visto prima e che deve continuare a produrre (il 300-400 percento in più della reale richiesta) per mantenere gli standard di mercato. Per superare questa tossicodipendenza alimentare è indispensabile liberarsi dal dogma che “mangiare è necessario per vivere” e prendere coscienza della manipolazione commerciale fatta a spese della nostra salute.”

Per affrancarci dalla schiavitù dobbiamo innanzitutto mettere in discussione le informazioni che ci arrivano (e capire che non sempre il fine per il quale sono veicolate è il nostro bene ma molto più spesso sono interessi di mercato) e prendere consapevolezza del nostro stile alimentare. Riscoprire i cibi semplici, ridurre insaporiti, condimenti, cibi pronti e confezionati ci porta automaticamente a riscoprire il vero sapore del cibo..ed è il primo grande passo verso scelte consapevoli.

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