Dott.ssa Sara Bonacini - Diete e piani alimentari personalizzati, consulenza nutrizionale

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L’arte di mangiare per migliorare la propria vita

mangiare con consapevolezza:fotografia dall'alto di pane, avocado e pomodori

Esiste un’azione che compiamo generalmente più volte al giorno e che ci occupa una bella fetta di tempo.
Questa azione è necessaria ma anche piacevole e può diventare un ottimo strumento per raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda: l’atto del mangiare.

Nell’illuminante libro “Lo yoga della nutrizione” di Omraam Mikhaël Aïvanhov si legge:

“Al giorno d’oggi, le persone, turbate dal ritmo frenetico della vita, cercano dei mezzi per ritrovare il loro equilibrio e praticano lo yoga, lo zen, la meditazione trascendentale, oppure imparano delle tecniche di rilassamento. Non dico che tutto questo sia inutile, ma io ho trovato un esercizio più semplice e più  efficace: imparare a mangiare.

Fintanto che si mangia tra il rumore, il nervosismo, la fretta eccessiva e le discussioni, a che serve andare poi a meditare o a fare esercizi di yoga? Che assurdità!  Perché non capire che ogni giorno, due o tre volte, tutti abbiamo l’occasione di fare un esercizio di distensione, di concentrazione e di armonizzazione di tutte le nostre cellule?

Se vi chiedo di sforzavi di mangiare in silenzio (non solo di non parlare, ma di non fare alcun rumore con le posate), masticando rapidamente ma a lungo ogni boccone e facendo ogni tanto qualche respirazione profonda, ma soprattutto con- centrandovi sul cibo e ringraziando il Cielo per tutta quella ricchezza, è perché questi esercizi, apparentemente insignificanti, sono tra i migliori per acquisire la vera padronanza di sè. La padronanza di queste piccole cose vi darà la possibilità di padroneggiare le grandi. Quando vedo qualcuno che si comporta in maniera negligente e impacciata nelle piccole cose, è facile per me riconoscere non solo in che disordine è    vissuto nel passato, ma anche come tutte le sue lacune si rifletteranno negativamente sul suo avvenire, perché tutto è collegato”

Se tutto ciò vi sembra troppo astratto, teorico o “new age”, vi inviterei a soffermarvi sulla frase: ”la padronanza delle piccole cose vi darà la possibilità di padroneggiare quelle grandi.”

Saper mangiare è una vera e propria forma di arte che richiede concentrazione e pratica.

E’ fondamentale non mangiare quando si è in preda alle emozioni, quando siamo tristi, arrabbiati, delusi, impauriti, annoiati, mentre questo è esattamente quello che accade a molti di noi, poiché mangiare, nella nostra società, è diventata una delle principali modalità per attutire la portata di quelle emozioni. Se impegno la digestione con un pasto, il sangue si concentra nell’apparato digerente e viene sottratto alle attività intellettuali. Ciò implica il fatto che il mio cervello avrà meno energie, le preoccupazioni saranno meno angoscianti, i pensieri “scomodi” meno lucidi.

E’ un meccanismo di difesa che adottiamo per gestire un’emotività che ci infastidisce e di cui non siamo pienamente consapevoli.

Per poter calmare la mente e non essere succubi di tali emozioni però, è necessario riconoscerle, osservarle e non indentificarsi con esse.

L’atto del mangiare può diventare una occasione per praticare una sorta di meditazione ponendo estrema attenzione ai gesti che compiamo, a come tagliamo il cibo, a come lo mastichiamo, ai profumi e ai sapori.

Non fatevi ingannare dal pregiudizio che ciò richieda tempo, conoscenze o abilità particolari: si può fare sempre, senza la pretesa di essere perfetti ma imparando pian piano come migliorarsi. Vi meraviglierete di come qualcosa di apparentemente banale e “terreno” come il mangiare, sia profondamente collegato ai temi più profondi della nostra esistenza.

Provate a controllare i vostri gesti, a non fare rumore nell’appoggiare le posate o il bicchiere, a mangiare masticando a lungo il cibo: inevitabilmente vi troverete a riflettere sul senso di una vita così frenetica, sui vostri desideri, su cosa vorreste per voi, sulla felicità e sul senso del vivere in generale.

Spesso, proprio per evitare questi interrogativi fastidiosi, si liquida la faccenda pensando che “tanto non ho tempo”, “la fa facile, non deve fare tutto quello che faccio io!”, “come faccio con i bambini?”

Perfetto, iniziate a farlo invece di addurre “scuse” create dalla mente che è impaurita dal cambiamento e gli resiste. Cominciate e fate il meglio che potete: magari la prima volta non sarà una esperienza zen ma ne potrete senza dubbio trarre insegnamenti.

Spesso pensiamo che sbrigarsi nel fare le cose ci renda più produttivi e viviamo in un continuo stato di apprensione (io stessa sono stata per tanti anni una persona molto ansiosa), in realtà l’ansia e lo stress cronico ci portano ad essere meno performanti: ad. esempio, magari porteremo a termine 10 compiti ma di questi 4 saranno incompleti e su altri 3 dovremo tornare perché avremo fatto errori mentre se ci fossimo presi il nostro tempo, concedendoci di occuparci del compito presente (senza pre-occuparci degli altri 9 in uno stato emotivo di ansia) è molto probabile che ne avremo brillantemente portati al termine 3 o più e soprattutto ci saremmo risparmiati quella frenesia interiore logorante che ci toglie energia vitale.

Il messaggio che più si è veloci, più si è vincenti è tipico di una società, la nostra, in cui sempre di più si perde il contatto con noi stessi e purtroppo non senza gravissime conseguenze.

Ne sono esempi lampanti l’uso sempre più massiccio di psicofarmaci per tacitare questo senso di inadeguatezza e, tra i tanti, di farmaci per i sintomi da reflusso gastroesofageo (di cui si stima una prevalenza in Italia di oltre il 20%), nella maggior parte dei casi provocato -e nella totalità peggiorato-, proprio da scarsa masticazione, assunzione di cibi non idonei e conseguente pessima digestione. (qui potete trovare alcune regole per ottimizzare la digestione)

Se siete arrivati fin qui e ciò che avete letto in qualche misura “risuona” in voi, non resta che mettersi all’opera e verificare personalmente!

Photo by Elle Hughes from Pexels

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