Dott.ssa Sara Bonacini - Diete e piani alimentari personalizzati, consulenza nutrizionale

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Disturbi del comportamento alimentare e alimentazione

Il trattamento nutrizionale dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) è una parte del mio lavoro perciò mi capita di ricevere in studio persone che ne soffrono: con la pratica clinica però mi sono resa conto che con l’alimentazione hanno veramente poco a che fare.

Innanzitutto la definizione “disturbi del comportamento alimentare” ci porta a pensare che la causa del disagio sia da ricercarsi nell’alimentazione mentre credo che questa sia solo la piccolissima punta di un gigante iceberg  che vede il reale focus sul comportamento, ossia sulle azioni che mettiamo in pratica riguardo anche all’ atto di alimentarci.

I comportamenti umani sono conseguenti a nostri pensieri ed emozioni: proviamo a chiarire il concetto con un esempio. Ho appena superato un esame difficile all’università: alcuni potranno pensare che è andata bene, l’esame è stato superato e si potranno concentrare su altro. Altre persone rimarranno deluse dal voto che, a loro parere, potrebbe non essere sufficientemente alto ed abbassare la media; in seguito a questa interpretazione si sentiranno quindi frustrati, tristi, demotivati e da queste emozioni potranno scaturire pensieri disfunzionali e squalificanti del tipo“non valgo niente”, “ho fallito un’altra volta”, “non sono capace di fare niente”.

Nel primo caso, quindi, seguiranno emozioni positive e un certo tipo di comportamento: magari il festeggiamento per il buon esito dell’esame.Nel secondo, invece, alle emozioni negative e ai pensieri descritti, potranno seguire comportamenti differenti: la persona interessata potrebbe chiudersi in sé stessa, decidere di non studiare per un po’ e, nel caso soffra di un cosiddetto disturbo del comportamento alimentare, nell’immediato avere comportamenti “disfunzionali” come abbuffate o digiuni.

Come vedete però, l’evento oggettivo è il medesimo, ho superato un esame, quello che cambia è la nostra reazione a quell’ evento: nel primo caso avremo colto il positivo e interpretato in modo funzionale l’accaduto,nel secondo l’evento avrà scatenato emozioni e pensieri negativi che porteranno a comportamenti non utili o addirittura dannosi.

Quindi il mangiare in eccesso (o il digiunare o l’adottare metodi di compenso) diventa la conseguenza di emozioni e pensieri che provo in relazione ad eventi realiimmaginati.

Ad esempio immaginare un determinato evento futuro potrebbe crearci ansia o paura e conseguenti pensieri disfunzionali a cui seguirà un determinato comportamento. E questo evento ancora non esiste e potrebbe non verificarsi mai!

La nostra mente è davvero potentissima e capire determinati meccanismi può aiutarci anche nella gestione di disturbi che apparentemente riguardano l’area squisitamente nutrizionale.

Un altro aspetto importante è la scarsa capacità di sentire il corpo, tipica nelle persone con disturbi del comportamento alimentare: se ci pensiamo è abbastanza logico che se utilizzo un comportamento per non sentire una o più emozioni (quindi quello che io stessa, intesa come un unicum mente-corpo, sto provando) poi fatichi molto a sentirmi nella vita quotidiana.

Oltre ai meccanismi di fame e sazietà, faticherò a distinguere sensazioni ed emozioni: sono stanca oppure ho fame? Sono in ansia oppure delusa o arrabbiata o annoiata?

Per questo spesso mi trovo a “prescrivere” strumenti per riappropriarsi della capacità di ascoltare il corpo come la meditazione, lo yoga, la mindfulness.

Soltanto rimanendo nel presente e sperimentando la nostra capacità di attraversare, rimanendo indenni ed integri, sentimenti ed emozioni sgradevoli, potremo agire davvero sulle cause del problema ed imparare a rispondere nel modo più funzionale per noi.

Quindi tornando a noi, il dietista è la figura di riferimento nella gestione dei DCA?

La risposta, dal mio punto di vista, non può che essere dipende:
se ci troviamo di fronte una persona con una cultura alimentare molto scarsa, perché magari ha appreso informazioni da fonti sbagliate o è molto giovane e quindi naturalmente inesperta o ancora il disturbo è all’esordio, il nutrizionista può dare informazioni importanti che possono senz’altro aiutare il paziente, quanto meno a ripristinare un’alimentazione regolare oltre che corretta e bilanciata.

Se invece il disturbo è presente da tempo ed è di una certa portata, di forte impatto sulla qualità di vita del paziente o lo mette a serio rischio rispetto alla propria salute, ritengo che la figura dello psicoterapeuta sia indispensabile, ancor più di quella del dietista.

Credo fortemente nella collaborazione tra professionisti perla cura di ogni patologia e, a maggior ragione se si tratta di problematiche così complesse, che sia indispensabile condividere obiettivi comuni all’interno di un percorso coerente e condiviso.

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